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Il
Falco pecchiaiolo è di gran lunga la specie più comune, seguita dal
Falco di Palude e dal Nibbio bruno, ma lo Stretto di Messina è
anche molto importante per l’Albanella pallida, il Grillaio, il
Lodolaio, e si possono osservare anche il Falco della Regina, la Poiana
codabianca, la Poiana delle Steppe, l’Albanella minore, il
Gheppio, il Capovaccaio, il Falco pellegrino, l’Aquila minore, la
Cicogna bianca e quella nera.
Un totale a tutt’oggi di 38
specie diverse, incluse alcune accidentali come l’Aquila imperiale, il
Falco sacro, l’Aquila delle steppe.
I
risultati dei
censimenti degli ultimi anni sono disponibili
come file in formato PDF. 
Il
numero totale dei rapaci censiti è salito dai 3.198 contati nel
1984, primo anno del campo, fino ai quasi 40.000, e anche di più,
registrati negli
ultimi anni, dei quali oltre 33.000 Falchi pecchiaioli.
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Periodi
di passaggio del Falco pecchiaiolo
(in alto) e del falco di palude (in
basso)
medie di 5 anni
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Naturalmente
ogni specie possiede un proprio periodo di maggiore
transito: aprile è ricco di specie diverse, anche rare, ma in numeri
bassi (un giorno verso la metà di aprile, abbiamo osservato solo poco
più di 100 migratori, ma di ben 17 specie diverse!).
I più precoci sono i Falchi di palude e le albanelle, che presentano il
picco già agli inizi di aprile.
Le prime settimane di maggio solitamente regalano grandi numeri
ma poca varietà di specie: anche
3.000/5.000 rapaci in un solo giorno, di cui il Falco
pecchiaiolo costituisce la grande maggioranza.
Ovviamente, le condizioni
meteorologiche, in particolare i venti, influenzano il passaggio e
possono
bloccare la migrazione anche per diversi giorni, come succede con il
vento forte da sud-est.
Oppure possono creare le
condizioni per un grande e meraviglioso passaggio
concentrato (record assoluto finora: 9.727 rapaci il 5 maggio
del 2000).
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Grazie
ai campi di sorveglianza, anno dopo anno molti più uccelli
riescono a giungere nei territori di nidificazione per riprodursi e le
loro popolazioni si stanno lentamente riprendendo.
E ora i falchi sono liberi di volare, sicuri, proprio sopra i
bunker
dove
solo pochi anni fa li attendevano i bracconieri.
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